Dici Via Padova e subito vengono in mente le case di ringhiera malandate, gli alimentari cingalesi aperti fino a tardi e il confondersi di odori e colori che accompagna il via vai continuo dei suoi abitanti
A uno sguardo più approfondito, Via Padova è anche molto altro; è il quartiere di Milano dove da sempre si susseguono le immigrazioni, prima dal sud Italia, oggi da tutti i sud del mondo.
Ma è anche una delle vie di Milano con il maggior dinamismo commerciale e imprenditoriale
In via Padova, quasi il 30% degli abitanti è di origine straniera; i dati del 2013 ci raccontano di una prevalenza di immigrazione dall'Asia, seguita dall'America del Sud, dall'Africa e, solo in minima parte, dall'Europa dell'Est.
Comunità distribuite lungo la via, senza concentrazioni particolari e con caratteristiche socio demografiche diverse: se tra le comunità ucraine e sudamericane la maggioranza è femminile, gli uomini prevalgono tra gli africani, gli asiatici e i balcanici, mentre tra le comunità filippine e cinesi uomini e donne sono equamente rappresentati
Anche i negozi e le attività artigianali raccontano una via Padova vivace e cosmopolita: i dati di Confcommercio del 2010 raccontano di quasi 750 imprese che si affacciano sulla via, di cui quasi la metà gestite da cittadini di origine straniera: commercio al dettaglio, servizi di ristorazione, attività artigianali di supporto all'edilizia e negozi di telecomunicazioni
E allora eccola qui via Padova, il quartiere laboratorio, quello diventato simbolo della mancata integrazione, prima, e della voglia di città cosmopolita e accogliente poi.
Ma come ci si arriva? Come si valorizza la vitalità e la ricchezza di Via Padova? Da dove si comincia?
Si comincia dal non negare i problemi, dal raccontare anche il degrado, la sporcizia, la mancata integrazione, gli appartamenti sovraffollati e lo sfruttamento abitativo, e dall'identificare le azioni che l'amministrazione locale può mettere in atto e quelle che, per definizione e competenza, spettano ad altri.
Si comincia da quello che si è già fatto, e che si è imparato, dalle sperimentazioni e dai fallimenti.
E si mette tutto in fila per costruire un progetto che possa trasformare via Padova nel vero laboratorio virtuoso della Milano che sarà
Muovendosi su due livelli
Quello degli investimenti e degli interventi strutturali
E quello relazionale e di costruzione di comunità, che può cominciare (o proseguire) fin da subito, senza attendere il grande piano per via Padova
Costruire comunità a partire dai luoghi dove Via Padova vive e lavora; i caseggiati e i cortili delle case di ringhiera e i negozi
Si costruisce comunità restituendo agli abitanti la bellezza dei cortili e la socialità degli spazi comuni, incentivando - anche in collaborazione con gli amministratori di stabili - la cura degli spazi comuni e la manutenzione ordinaria degli stabili
E intervenendo, in parallelo (e qui comincia la parte strutturale) sui proprietari che non garantiscono la cura e il decoro degli appartamenti
Si costruisce comunità, e riappropriazione del territorio, favorendo la socialità all'interno dei condomini, portando le persone a conoscersi e a collaborare, non solo perché si vive meglio in uno spazio in cui si ha fiducia nei propri vicini di casa, ma anche perché la riappropriazione degli spazi comuni è il primo strumento di controllo e prevenzione verso lo sfruttamento e il degrado abitativo
Gli strumenti possono essere tanti: dal custode condiviso, alle feste di cortile, ai laboratori per i bambini fino alla promozione di attività di piccolo giardinaggio nei cortili condominiali
E poi si comincia dai negozi, che rappresentano forse la comunità più importante di Via Padova, ma che, da anni, mancano di un'associazione che ne rappresenti, tuteli e valorizzi la ricchezza e vivacità, come si è invece riusciti a fare in altri contesti.
Il primo passo qui è la creazione di relazione tra commercianti di diverse etnie e il superamento della diffidenza: perché un commerciante cingalese o un artigiano egiziano dovrebbe sentirsi rappresentato da un commerciante italiano?
Parlando con i negozianti di via Padova emerge spesso come siano più forti le relazioni tra attività della stessa nazionalità che non con il vicino di provenienza diversa
E allora si deve partire da due punti:
- mettere in luce i vantaggi, concreti - economici e di sicurezza - dell'avere un'associazione di via
- stabilire regole, chiare e condivise, che permettano di valorizzare l'offerta commerciale di Via Padova
da qui si comincia
E' un primo passo per diventare grandi, e #dagrandisaremoviale
giovedì 19 maggio 2016
sabato 7 maggio 2016
Nata in
provincia e milanese d'adozione, ho cominciato ad appassionarmi di politica nel
2011, partecipando attivamente alla campagna di Giuliano Pisapia e poi
impegnandomi nei ComitatiXMilano
Cosmopolitismo
e inclusione, rigenerazione urbana e qualità della vita - questi i temi di cui
mi sono occupata negli anni, prima con i ComitatiXMilano e poi coordinando
l'esperienza in via Padova del progetto Luoghi Idea(li) di Fabrizio Barca
(http://www.luoghideali.it/groups/milano/)
Mi candido con SinistraXMilano perché, a partire dall’attenzione al territorio, voglio contribuire al progetto di una sinistra innovativa, ambientalista, laica e inclusiva che sappia far crescere il modello Milano
Mi candido per
portare avanti la mia idea di via Padova, dei quartieri del nostro municipio e
di Milano
#dagrandisaremoviale
- un'idea plurale che mette al centro il noi delle comunità e dei
territori
- un'idea di futuro: Milano che, partendo da via Padova e dai
quartieri che cambiano, guarda verso il mondo e si apre alle culture e alle
ricchezze che già la abitano
- un'idea di rigenerazione, urbana e sociale: una città che supera
paura e chiusura per restituire vitalità a ogni quartiere
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